venerdì 19 settembre 2008
Una giornata con Gherardo Colombo
venerdì 23 maggio 2008
Appello per il popolo rom
Lo zingaro e il clandestino non possono diventare dei capri espiatori.
Appello: “Il sonno della ragione genera mostri”.
Recenti avvenimenti di cronaca, e la loro accresciuta rappresentazione mediatica, hanno portato ad emergere in maniera plateale un diffuso atteggiamento di sospetto, quando non manifestazioni di vero e proprio razzismo, verso gli zingari, italiani e immigrati.
La denigrazione verbale, genericamente diretta a queste comunità ed anche gli episodi di aperta violenza e razzismo nei loro confronti, non possono essere in alcun modo tollerati. Spesso questi comportamenti vengono giustificati come risposta al presunto alto tasso di devianza di questo popolo, dimenticando che i reati in sé sono sempre compiuti da singole persone e che la responsabilità penale è, per legge, individuale.
Una politica intelligente, a vantaggio della sicurezza dei singoli e della collettività, sarebbe quella di analizzare le cause che portano ad una maggiore devianza tra queste persone (emarginazione sociale e culturale, assenza di politiche d’integrazione, ecc.) offrendo misure atte a governare davvero l’immigrazione e a coniugare politiche di sicurezza con quelle di accoglienza ed integrazione. Si preferisce invece battere il tasto sulla paura della gente e sulla necessità di inasprire le leggi e le pene.
E’ anche strano che il battage pubblicitario sulla sicurezza e sulla paura degli italiani, avvenga proprio quando il Ministero di Giustizia dimostra, statistiche alla mano, che i reati in Italia sono diminuiti e che in Europa – il nostro Paese è uno dei più sicuri dal punto di vista dell’ordine pubblico.
Il sospetto che esista una precisa regia dietro queste campagne mediatiche è inevitabilmente forte: una regia volta a rendere più accettabili misure di legge intollerabili contro i diritti della persona. Una regia che sposta l’attenzione degli italiani dal pesante declino economico e sociale in cui stiamo vivendo, verso un nemico ed un obbiettivo esterno: lo zingaro, l’immigrato, il diverso.
Come spesso succede nella storia, anche su questo versante come popolo italiano abbiamo la memoria corta e ci sembra lecito accettare attacchi verbali e misure contro gli zingari che consideriamo intollerabili, quando rivolte ad altri popoli od etnie. E’ un atteggiamento pericoloso e , per dirlo con le parole di Goya, “il sonno della ragione genera mostri”.
Non è mai colpa nostra se le cose vanno male, è sempre colpa di qualcun altro e così, mentre ci beiamo della supposta imbattibilità della creatività italiana, non ci accorgiamo che la crisi del nostro Paese di fronte alle sfide della globalizzazione è anche crisi di capacità di interloquire con l’esterno, le culture degli altri, la gestione serena dei fenomeni del nostro secolo, quali l’unità europea e le migrazioni.
In ogni caso, è certo che una politica esclusivamente di pura e semplice repressione dei reati che derivano dal disagio sociale sarà una tela di Penelope, e se non ci si indirizzerà anche verso la rimozione delle cause della condizione dei rom, non servirà a molto: a meno certamente di non innalzare l’escalation fino alla deportazione collettiva, all’arresto indiscriminato, o peggio, cosa fortunatamente proibita dalle normative internazionali. Non sembri retorica quest’ultima osservazione: rom e i sinti sono state vittime nei lager, e quella tragedia che in lingua zingara è ricordata come Porajmos, ed equivale alla shoah del popolo ebraico, pone un dovere di memoria e una responsabilità di tutti per il presente e il futuro.
I sottoscritti promotori di questo appello, operatori nel campo dell’immigrazione e dei problemi sociali, con esperienze disparate e di diverse ispirazioni politiche, culturali e religiose, propongono questi punti all’attenzione del governo nazionale, regionale e locale, dei media,, nonché degli operatori sociali così come di quelli di polizia:
Combattere la campagna mediatica volta a creare atteggiamenti razzisti e xenofobi nei confronti degli zingari, ma anche dell’immigrazione in generale.
Adottare efficaci politiche di sicurezza e chiudere i campi nomadi, in quanto ghetti e fonte di emarginazione ed illegalità, incentivando misure di vera accoglienza ed integrazione di queste comunità; i “campi nomadi” sono costosi, perpetuano le discriminazioni, ostacolano una reale integrazione. Sono anche una “zona grigia” di illegalità, su cui occorre che sia fatta luce, per tutelare in primo luogo i più deboli tra coloro che vi vivono.
Procedere ad un vero e completo censimento dei singoli e dei nuclei familiari di zingari presenti in Italia, come primo passo verso misure di integrazione diversificate ed efficaci;
Per i minori e i giovanissimi, nati e vissuti nelle baracche, occorre prevedere con coraggio e creatività opportunità di integrazione e anche di cittadinanza, capaci di rompere un circuito davvero infernale di sottrazione di futuro;
Ridurre i casi di espulsione solo per le persone che non hanno titolo o che hanno commesso reati legalmente comprovati; chi ha tale titolo, inoltre, deve essere trattato con rispetto e dignità. Prevenire le condizioni di emarginazione, miseria e criminalità sarà sempre più razionale e anche più economico che reprimerne gli esiti.
Occorre un’integrazione tra il livello europeo, quello nazionale, quello regionale e comunale: occorre evitare infatti che la sindrome del “non nel mio cortile”: i rom non sono immondizia.
Mantenere la memoria collettiva del Porajmos, anche incentivando la ricerca storica sui campi di concentramento costituiti dal governo italiano nel periodo fascista, un evento rimosso e colpevolmente dimenticato.
Incoraggiare la voce dei Rom e Sinti italiani, che ad oggi sono l’unica minoranza linguistica storica del nostro Paese a non godere di alcuna tutela: auspichiamo che sorga un’associazione rappresentativa della comunità zingara italiana.
Chi intende appoggiare questo appello può mandare la propria adesione a:
Giuseppe Casucci: g.casucci@uil.it
Luca Cefisi: luca.cefisi@gmail.com
Piero Soldini: soldini@sede.cgil.it
giovedì 22 maggio 2008
Falcone e Borsellino: le menzogne del Corriere
Salvatore Borsellino
23 maggio 1992 - 23 maggio 2008: per non dimenticare
"Si muore generalmente perchè si è soli o perchè si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere". (Giovanni Falcone). Sono passati esattamente 16 anni da quel 23 maggio 1992. Quel giorno Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i ragazzi della scorta vennero uccisi a Capaci da una bomba piazzata sotto l'autostrada grazie ad un giocattolo. L'Italia reagì. In miglia scesero in piazza. Protestarono contro la mafia. Una catena umana si raccolse attorno a Palazzo di Giustizia, attorno a Paolo Borsellino. Sedici anni dopo dove sono finiti tutti quelli che stavano in piazza in quei giorni? Dove sono i trentenni che si stringevano le mani? Che fine hanno fatto i giovani che fecero cartelli e alzarono le voci? In Italia la storia non è cambiata. La mafia non è ancora stata sconfitta. I rapporti tra mafia e politica si sono rinsaldati. Sono passati da allora parecchi governi. La giustizia è finita nelle mani di Mastella, di Alfano. Tangentopoli è nata e finita. Sull'autostrada all'altezza di Capaci è rimasta una stele. Il guard rail non è più neanche dipinto di rosso. Qualche settimana fa un autista di autobus palermitano mi ha detto: "Quei due, Borsellino e Falcone, lasciateli in pace". E noi ci ricordiamo di quel 23 maggio? O forse anche noi siamo complici di quell'autista che li vuole lasciare in pace? O peggio ancora li ricordiamo ma lasciamo che il loro insegnamento resti inchiostro sui libri?
martedì 20 maggio 2008
Quel clochard in piazza Duomo

domenica 18 maggio 2008
Rita Borsellino a Crema domenica 25 maggio

Domenica 25 maggio Crema avrà l'opportunità di rincontrare Rita Borsellino, la sorella del giudice Paolo ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992. Era dal 2002 che Rita non veniva più a Crema. Una parentesi lunga. Cosa è successo nel frattempo? Dove eravamo rimasti? L'ultima volta che Rita è venuta a Crema è stato per intitolare al compianto Nino Caponnetto la piazza di fronte al cinema. Da quell'anno sono cambiate molte cose. Rita nel 2004 ha deciso di candidarsi presidente della Regione Sicilia contro Totò Cuffaro. Una scelta coraggiosa. Una scelta che diede fastidio. Per chi ha il vizio della memoria: ve li ricordati quelli della Margherita e dei Ds che proponevano Pippo Baudo al posto di Rita? Furono le primarie volute dai cittadini siciliani, e da Rita, a dettare il verdetto. Contro di lei Rutelli schierà Ferdinando Latteri: oggi nelle fila del Popolo delle Libertà. Rita vinse le primarie in maniera schiacciante. Si candidò contro Totò vasa vasa. Vinse Totò. Non ce l'ha fatta per 300 mila voti nonostante una campagna partecipata in cui per la prima volta, il programma è stato scritto insieme, da partiti e società civile organizzata dentro quelli che Borsellino ha chiamato cantieri per il programma e che ancora oggi vivono sul territorio per elaborare proposte politiche e supportare l'attività di Rita Borsellino. Nel 2008 Totò Cuffaro, dopo la sentenza di condanna, è costretto a dimettersi. Si ritorna alle elezioni. E Rita? Chi guarda le cose da fuori avrebbe detto ricandidiamola. E invece no. Walter Veltroni lancia la candidatura di Anna Finocchiaro. Nessun riconoscimento a Rita. Eccolo il progetto: non c'erano riusciti con le primarie a farla fuori ci son riusciti ora. Rita non s'arrende. Cerca l'unità della sinistra. Si candida in "tandem" con Anna Finocchiaro per non creare divisioni. Capita che non venga neanche invitata alle iniziative unitarie. Capita che si deve fare una campagna elettorale tutta da sola. Senza alcun sostegno. Anna Finocchiaro perde. Prende meno voti di Rita, candidata presidente. La Finocchiaro che ha mire più alte che restare a fare il parlamentare in Sicilia dopo aver illuso gli elettori siciliani se ne va al Senato. E in Sicilia? Chi resta? Rita Borsellino? No! In parlamento entra Sonia Alfano, candidata presidenre per i Grilli. Ha ottenuto meno voti della Borsellino ma ha diritto a stare in parlamento chi è stato candidato presidente. E Rita? Rita ricomincia. Ricomincia dalla gente. Ricomincia anche con noi. Anche da Crema.
Alle 10,30 è prevista una biciclettata della legalità per le vie della città con tappa alle 11.15 in largo Falcone e Borsellino dove i ciclisti cremaschi faranno una pubblica commemorazione e Rita Borsellino prenderà la parola per fare memoria. Una "sosta" in un luogo simbolico visto che quella piazza venne inaugurata nel 1999 proprio dalla Borsellino con Nino Caponnetto, Gian Carlo Caselli e Gherardo Colombo. Da lì si partirà alla volta del bar Parko dove è stato organizzato un pranzo a sostegno del progetto "Un'altra storia" di Rita Borsellino. Lì si terrà l'intervento politico e il confronto con i cremaschi atteso da numerose persone.
Tutti possono partecipare al pranzo: basta iscriversi entro il 22 maggio telefonando a Franco (333 4564412), Alex (339 5835339) o Alvaro (339 4165588) oppure inviare una mail a sinistrarcobaleno.crema@gmail.com.
mercoledì 14 maggio 2008
Consulente per la sicurezza a Crema?
Blocchiamo sul nascere una proposta che risulterebbe costosa per i cittadini cremaschi. Le nostre forze dell'ordine, il lavoro del Commissariato, della Compagnia dei Carabinieri, della Polizia Locale è ciò che basta. Semmai diamo loro una mano.
martedì 13 maggio 2008
Un messaggio di speranza

lunedì 12 maggio 2008
Solidarietà a Marco Travaglio

Schifani Renato Giuseppe (FI) Anagrafe: Nato a Palermo l'11 maggio 1950.Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).Segni particolari: Porta il suo nome, e quello del senatore dell'Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le "cinque alte cariche dello Stato" (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L'ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani "il principe del Foro del recupero crediti", anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell'imprenditore Benny D'Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:
il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L'operazione avrebbe previsto l'assegnazione dell'incarico ad un loro progettista di fiducia, l'ingegner Guzzardo, e l'incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d'anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.
Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Frasi celebri di Schifani: "Rita borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici" (12 settembre 2003)
Mercato Austroungarico: riprendiamocelo
giovedì 8 maggio 2008
Altro che antipolitica. Crema vuole la vera Politica. Travaglio docet. E SABATO ARRIVA DE MAGISTRIS ALLE 18 IN PIAZZA TRENTO E TRIESTE
mercoledì 7 maggio 2008
Per non dimenticare Moro e Peppino

"Noi non vogliamo essere gli uomini del passato, ma quelli dell'avvenire. Il domani non appartiene ai conservatori ed ai tiranni; è degli innovatori attenti, seri, senza retorica. E quel domani nella civile società, appartiene, anche per questo, largamente, alla forza rivoluzionaria e salvatrice del cristianesimo. Lasciamo dunque che i morti seppelliscano i morti. Noi siamo diversi dagli stanchi e rari sostenitori di un mondo ormai superato". (Aldo Moro).
Trent'anni fa se ne andava lo statista. E con lui a Cinisi (Sicilia) moriva anche Peppino Impastato. Morti nello stesso giorno. Il primo ucciso dalle Br, l'altro accusato per anni di esser morto mentre stava facendo saltare una linea ferroviaria. Dopo trent'anni forse ci siamo dimenticati di Aldo Moro e di Giuseppe Impastato. Ci siamo distratti. Abbiamo scordato la vera politica. Abbiamo paura di alzare la voce come faceva Peppino.
Quante volte ho percorso quei cento passi tra la casa di Peppino e la casa di Badalamenti. Ricordo ancora gli occhi della madre di Peppino che ha incontrato a Cinisi, nella sua casa, centinaia di giovani. E ad ognuno diceva: "Non dimenticatevi di Peppino". Noi non ci dimentichiamo, cara Felicia.
Lunedì scorso ero a Roma. Per la prima volta sono stato in via Fani. Ho letto su quella lapide color asfalto i nomi degli uomini della scorta di Moro. Nomi che non sono mai stati pronunciati fino ad allora dalla mia bocca. Nomi che non mi hanno insegnato a ricordare. A scuola ieri come oggi si ricorda Moro con un banale minuto di silenzio. Non basta. Non basta per fare in modo che Moro non resti "un minuto di silenzio". Noi non ci dimentichiamo. Anzi. Quella sua frase la facciamo nostra. E ve la rimandiamo. Nella speranza che prima o poi cambi qualcosa in questa nostra Italia distratta.
Sos per l'informazione
Ogni volta che l'informazione arriva senza filtro provoca irritazione a quelle lobbies di potere più o meno dichiarate. Essendo tra i promotori del progetto di un nuovo format televisivo ideato da Giulietto Chiesa che si prefigge lo scopo di fornire un'informazione libera e democratica, desidero dare pieno sostegno a Michele Santoro e a Marco Travaglio per gli attacchi ingiustificati subiti a seguito della puntata di Annozero dello scorso 1° maggio.
La “colpa” di Santoro è stata quella di aver dato spazio al V-Day di Beppe Grillo, un evento che ha portato in piazza 100.000 persone e che ha totalizzato una raccolta di firme da record: oltre 1 milione in un solo giorno. Un avvenimento che è stato ripreso dalle tv di tutto il mondo.
Era quindi fondamentale parlarne ampiamente sulla Tv di Stato, nel nome di quello che viene definito diritto di cronaca.
Le reazioni scomposte che ha suscitato la messa in onda di alcuni spezzoni del V-Day mettono invece in luce la spasmodica ricerca di occultamento della verità che si respira nel nostro Paese.
Annozero rappresenta decisamente una voce “fuori dal coro”, una trasmissione libera, capace di fornire le notizie censurate dal potere politico in accordo con i leader dell'informazione ufficiale.
Probabilmente qualcuno potrà non essere d'accordo su tutto quello che Michele Santoro propone all'interno del suo programma, ma resta il fatto che molto spesso grazie alla sua trasmissione si ha la possibilità di conoscere le notizie che riguardano il nostro Paese che altrimenti dovremmo ricercare nei media stranieri. Un'ennesima dimostrazione del fatto che l'Italia è al 35° posto nella classifica mondiale per quanto riguarda la libertà di stampa.
Lo scorso 1° maggio ad Annozero abbiamo assistito a scene indegne di un Paese civile.
La sequela di insulti, volgarità e oscenità varie vomitate da Vittorio Sgarbi contro Marco Travaglio si commentano da sole.
La registrazione del programma testimonia tutte le volte che Sgarbi ha impedito a Travaglio di parlare, tutte le volte che lo ha aggredito verbalmente senza mai ricevere da quest'ultimo lo stesso trattamento ingiurioso.
Non dobbiamo dimenticarci che Vittorio Sgarbi è colui che anni fa diede dell'assassino ad Antonino Caponnetto e a Gian Carlo Caselli. E questo qualifica perfettamente la caratura morale del soggetto.
Se uno intende fare il servo di Berlusconi e in genere il servo del potere non si intrometta in questioni di cui non ne capisce nulla. Faccia il critico d'arte, si occupi di cultura o di altro, ma lasci stare temi importanti come l'informazione.
E soprattutto la smetta di dire menzogne. Nel 2002 Enzo Biagi è stato cacciato dalla Rai è questo è un fatto storico. Cacciato da quella Rai che da troppi anni è controllata dal potere politico che in quegli anni era impersonato da Silvio Berlusconi, che oggi si ripropone impunemente con identici obiettivi.
Lo stesso Berlusconi a un certo punto smise di dare spazio a Vittorio Sgarbi nella trasmissione Sgarbi quotidiani (Canale5) perché aveva passato ogni limite. Ora evidentemente il sig. Sgarbi può ritornare in auge.
Con grande amarezza auspichiamo di non vedere più i nuovi deliri di simili personaggi che rubano spazio prezioso alla vera informazione e soprattutto di non dover assistere a nuovi “editti bulgari” capaci di mettere il bavaglio alle poche voci libere restanti.
A Santoro, Travaglio e al gruppo redazionale di Annozero una rinnovata solidarietà.
martedì 6 maggio 2008
Caro sindaco Tosi, quanto accaduto nella Sua città è molto più grave di un’aggressione di cinque balordi, come Lei si è affrettato ad etichettare. Quanto accaduto è il frutto marcio di un sentimento diffuso d’intolleranza che si è cristallizzato negli anni, sempre più difficile da controllare perché ormai quasi interamente sdoganato da un certo tipo di retorica e da un certo modo di fare politica. E’ il detrito malsano che risale la corrente in cui è stata incanalata una forma di pensare, e percorrendola al contrario ne raccoglie i tratti peggiori. Non è questione di appartenenza politica, ma di modelli di società che si vogliono costruire.
Caro sindaco Tosi, Verona è nera e lo è sempre stata. Di un nero fosco e greve; un mix esplosivo di buona borghesia, disperazione di strada e tifo organizzato (ricorda le Brigate Gialloblu? Ma crede davvero che non esistano più?).
Caro sindaco, il Suo collega Cacciari sostiene che la responsabilità di certi rigurgiti (se non la colpa, almeno la responsabilità) è di chi non ha voluto vedere che l’Italia negli ultimi vent’anni è profondamente cambiata. Dice che un tempo, nel Veneto della Balena Bianca, era la Dc a raccogliere le scorie del degrado estremista, attutendole e metabolizzandole. La trovo una lettura sociologica molto interessante. Oggi, quel territorio politico che dai resti della destra Dc si estende all’esterno fino alla miriade di gruppuscoli di estrema destra che vanno da Forza Nuova a Fiamma Tricolore, è in un certo senso funzionale ad un modo di intendere ed interpretare la società, che anche Lei rappresenta. Caro sindaco, Lei non può far finta di non sapere che il capogruppo della Sua lista civica in consiglio comunale è quel tal Miglioranzi, ex cantante dei “Gesta bellica”, nerissimo gruppo punk-Oi! legato ad ambienti filonazisti.
Caro sindaco, qualche settimana fa, ospite di Gad Lerner a L’Infedele, Lei si è vantato di essere un primo cittadino vicino alla gente, perché va a sgomberare i campi nomadi delle periferie alle 4 di mattina insieme alle forze dell’ordine. Poi però tutta l’Italia scopre che è alle undici di sera in pieno centro che bisogna stare attenti a camminare.
Caro sindaco, intervenendo ieri sera a “Chi l’ha visto?”, Lei ha, giustamente dal Suo punto di vista, isolato l’accaduto, salvo poi addossare al governo Prodi la colpa per la libertà di cui ancora godevano quei cinque giovani già segnalati e conosciuti alle forze dell’ordine. Se un romeno violenta una donna nella periferia di Roma è colpa dell’amministrazione Veltroni, e se cinque veronesi massacrano un loro e Suo concittadino in pieno centro è colpa del governo? Mi perdoni, ma non mi sembra la lettura e l’analisi responsabile di un sindaco che ha a cuore i problemi della Sua città. C’è una responsabilità etica di quel che si dice e si permette di dire che è ancora più alta di quel che si fa. Certi toni, certi messaggi, certi linguaggi che il Suo partito da vent’anni ripete in maniera ossessiva finiscono con il legittimare determinati atteggiamenti da parte di chi, accecato da fatue esaltazioni, non possiede gli strumenti culturali necessari per maneggiare, selezionare, contestualizzare quei toni e quei messaggi. Un conto, caro Tosi, è racimolare qualche voto in campagna elettorale, un altro è contribuire, fingendo di non sapere, a lasciar che si sedimentino paure, fissazioni, intolleranze. Io non sono tra quelli che intendono dare una lettura politica o ideologica dell’accaduto, e nemmeno credo al ritorno organizzato di un certo tipo di violenza neofascista; piuttosto, nel gesto estremo di cinque vigliacchi vedo l’apice tragico di un messaggio di odio e rifiuto della diversità che il Suo partito ha innegabilmente contribuito ad alimentare.
Caro sindaco, il Veneto Fronte Skinhead, lo sanno tutti, è una realtà, non un gruppetto folkloristico né tantomeno una costruzione giornalistica. Per alcuni, il VFS è addirittura un vero e proprio laboratorio politico, che raccoglie nel profondo Nord-Est orbite di estrema destra provenienti da tutta Italia. Ora, posto che l’aggressione non è riconducibile ad un’azione mirata del movimento, non si può negare l’esistenza di questa importante cellula. E la vicinanza linguistica del Suo partito con tale realtà è, o è stata, per quanto sottile, piuttosto evidente. Non basta prendere le distanze dagli episodi di violenza; occorre decidere se continuare a conviverci, legittimandoli con le proprie urla e le proprie proposte, oppure no, recidendo per sempre ogni contiguità facilmente strumentalizzabile. Se la destra che Lei rappresenta si ritiene democratica ed ambisce a governare questo Paese, è tempo che impari a lenire le pulsioni, moderare i toni e modificare i linguaggi, ben più pericolosi, a volte, delle azioni.
mercoledì 30 aprile 2008
Bis di appuntamenti: il 7 maggio Travaglio, il 10 De Magistris

martedì 29 aprile 2008
Contratto con i cremaschi

Stati generali del Cremasco sì o no? Si farà un patto tra il Cremasco e i nostri parlamentari o si lascerà di nuovo che ognuno di loro guadagni i suoi 15 mila euro mensili senza impegni e senza render conto di niente a nessuno? Bruttomesso (Lega), Cogorno (Cl), Piazzi (Cl), Martelli (Pdl), Soffiantini, Franceschini (Pdl), Bragonzi (Pd) e Piloni (Pd) sono d'accordo. Franco Bordo (Rc). fa spallucce. E gli altri? I consiglieri comunali del Cremasco? I Sindaci?
E' chiaro, infatti, che la presenza in Parlamento di due parlamentari del Pd e due della Lega Nord rischia di vedere i nostri rappresentanti contrapposti. E' nostro compito in qualità di amministratori trovare con Pizzetti, Fontana, Comaroli e Torrazzi, i punti di unione per un impegno comune. Ogni consigliere comunale ha il dovere in questo momento di essere promotore con i propri gruppi di appartenza politica di questo percorso.
Tra le priorità del patto va messa al primo posto la questione viabilistica, il raddoppio della Paullese, il rafforzamento della linea ferroviaria, la questione metrò. In secondo luogo "la vocazione" del territorio. Il Cremasco ha perso negli anni, dopo la crisi Olivetti, una sua specificità: manca uno spazio fieristico, un investimento in un settore economico su cui gettare le basi per il futuro. Infine il tema "cittadella della cultura": vogliamo fare di Crema e del territorio una "cittadella della cultura" puntando sul turismo fuori porta. Per fare questo serve costruire questo percorso con i nostri parlamentari affinchè possano individuare fondi e occasioni su questo obiettivo.
DE MAGISTRIS A CREMA IL 10 MAGGIO

Aveva preso l'impegno di venire a Crema e lo manterrà. Luigi De Magistris, il pm di Catanzaro, in prima linea in questi ultimi mesi per le sue indagini su mafia e politica sarà in città sabato 10 maggio alle 18 al mercato Austroungarico. Ad organizzare l'eccezzionale appuntamento due gruppi: il blog "Fuori Gioco" realizzato da alcuni giornalisti cremaschi e i Grilli di Cremona. Un incontro che fa seguito a quello già effettuato con Salvatore Borsellino. L'obiettivo è quello di dare la parola a due uomini che in questi mesi hanno avuto il coraggio di restare a schiena dritta. Di dare voce a chi – come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – è stato ostacolato e isolato dalla politica e dalla stessa magistratura. Luigi De Magistris il pm di Catanzaro ha avuto il coraggio di indagare il ministro della Giustizia Clemente Mastella. De Magistris stava indagando e sta cercando di farlo ancora sui poteri occulti e i comitati d'affari che ancora oggi coinvolgono imprenditori, politici, persone vicine alla magistratura e alle forze dell'ordine. Finanziamenti “pubblici” manovrati da un sistema di interessi e clientele. Ma quello stesso “sistema” sta facendo di tutto per fermarlo. Quando da quelle carte è uscito il nome di Mastella e di Prodi è scoppiato il finimondo. . L'attività di De Magistris si è scontrata più volte con il mondo politico e la stampa ha sottolineato che da parte degli organi di potere vi sono stati tentativi di fermare le sue inchieste. Sul tema, molto controverso, sono state presentate interrogazioni parlamentari sia in senso a lui contrario presentate dal Senatore Bucciero e Centaro ed altri. Dal deputato Falomi con risposta del sottosegretario Li Gotti che in appoggio a Luigi De Magistris.Il 21 settembre 2007 l'ex ministro della Giustizia Mastellaha chiesto al CSM il trasferimento cautelare di De Magistris e del procuratore capo Lombardi. De Magistris, contemporaneamente, è stato assolto dall'accusa di non aver adottato le misure necessarie per impedire la "fuga di notizie" sull'inchiesta Why Not e da quella di aver avuto "rapporti disinvolti" con la stampa. Il provvedimento non è immediatamente operativo, quindi sarà subordinato alla pronuncia definitiva da parte delle sezioni unite civili della Corte di Cassazione , di fronte alle quali il pm potrà impugnare il verdetto del CSM.
Venti di destra? Le primarie unico riparo
mercoledì 26 marzo 2008
Una Buona Notizia

mercoledì 5 marzo 2008
La stangata

E' in arrivo la stangata del centro destra. C'era da aspettarselo. E dietro la stangata c'è una filosofia: più soldi ai cattolici, più soldi ai grest (+ 20.000,00), al sostegno diritto alla vita (+ 5.000,00). I cremaschi si dovranno preparare a tirar fuori parecchi "piccioli" dalle tasche. A fronte di una diminuzione dell'aliquota Ici sulla prima casa dal 5,9 al 5,4 per mille ci sarà un clamoroso aumento dell'aliquota Irpef dallo 0,2% allo 0,5% aumentando il gettito complessivo da 972.954,00 a 2.400.000,00 euro. Una nota: l'amministrazione ha previsto per l'Ici un'esenzione per le giovani coppie ma chi sono le giovani coppie a Crema? Una ventenne e un trentaciquenne fanno una giovane coppia? E due oltre i trent'anni?.
Altra stangata: grazie alle infrazioni del Codice della strada l'amministrazione ha previsto di passare da 455.000,00 euro a 575.000,00. Attenti al vigile!
Ed eccoci alle tariffe individuali: aumenti in vista al centro natatorio. Il gettito dell'asilo nido passerà da 169.716,86 a 208.000,00. Il gettito della Colonia Fluviale da 30.000,00 a 61.000,00 euro. Il canone compensantivo alla Fondazione San Domenico per l'Istituto Folcioni passa da 185.050,00 a 164.000,00.
Unica buona novità: la diminuzione della tariffa oraria da 0,90 a 0,60 euro l'ora con il relativo aumento però degli stalli di sosta a pagamento. Staremo a vedere dove andremo a parcheggiare senza pagare o se saremo costretti a versare l'obolo ovunque.
Una cosa è certa: il tanto annunciato "diminuiremo le tasse" del centro destra si è dimostrato quello che doveva essere: uno slogan elettorale, uno specchietto per allodole che tutti utilizzano.