
martedì 13 maggio 2008
Un messaggio di speranza

lunedì 12 maggio 2008
Solidarietà a Marco Travaglio

Schifani Renato Giuseppe (FI) Anagrafe: Nato a Palermo l'11 maggio 1950.Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).Segni particolari: Porta il suo nome, e quello del senatore dell'Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le "cinque alte cariche dello Stato" (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L'ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani "il principe del Foro del recupero crediti", anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell'imprenditore Benny D'Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:
il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L'operazione avrebbe previsto l'assegnazione dell'incarico ad un loro progettista di fiducia, l'ingegner Guzzardo, e l'incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d'anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.
Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Frasi celebri di Schifani: "Rita borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici" (12 settembre 2003)
Mercato Austroungarico: riprendiamocelo
giovedì 8 maggio 2008
Altro che antipolitica. Crema vuole la vera Politica. Travaglio docet. E SABATO ARRIVA DE MAGISTRIS ALLE 18 IN PIAZZA TRENTO E TRIESTE
mercoledì 7 maggio 2008
Per non dimenticare Moro e Peppino

"Noi non vogliamo essere gli uomini del passato, ma quelli dell'avvenire. Il domani non appartiene ai conservatori ed ai tiranni; è degli innovatori attenti, seri, senza retorica. E quel domani nella civile società, appartiene, anche per questo, largamente, alla forza rivoluzionaria e salvatrice del cristianesimo. Lasciamo dunque che i morti seppelliscano i morti. Noi siamo diversi dagli stanchi e rari sostenitori di un mondo ormai superato". (Aldo Moro).
Trent'anni fa se ne andava lo statista. E con lui a Cinisi (Sicilia) moriva anche Peppino Impastato. Morti nello stesso giorno. Il primo ucciso dalle Br, l'altro accusato per anni di esser morto mentre stava facendo saltare una linea ferroviaria. Dopo trent'anni forse ci siamo dimenticati di Aldo Moro e di Giuseppe Impastato. Ci siamo distratti. Abbiamo scordato la vera politica. Abbiamo paura di alzare la voce come faceva Peppino.
Quante volte ho percorso quei cento passi tra la casa di Peppino e la casa di Badalamenti. Ricordo ancora gli occhi della madre di Peppino che ha incontrato a Cinisi, nella sua casa, centinaia di giovani. E ad ognuno diceva: "Non dimenticatevi di Peppino". Noi non ci dimentichiamo, cara Felicia.
Lunedì scorso ero a Roma. Per la prima volta sono stato in via Fani. Ho letto su quella lapide color asfalto i nomi degli uomini della scorta di Moro. Nomi che non sono mai stati pronunciati fino ad allora dalla mia bocca. Nomi che non mi hanno insegnato a ricordare. A scuola ieri come oggi si ricorda Moro con un banale minuto di silenzio. Non basta. Non basta per fare in modo che Moro non resti "un minuto di silenzio". Noi non ci dimentichiamo. Anzi. Quella sua frase la facciamo nostra. E ve la rimandiamo. Nella speranza che prima o poi cambi qualcosa in questa nostra Italia distratta.
Sos per l'informazione
Ogni volta che l'informazione arriva senza filtro provoca irritazione a quelle lobbies di potere più o meno dichiarate. Essendo tra i promotori del progetto di un nuovo format televisivo ideato da Giulietto Chiesa che si prefigge lo scopo di fornire un'informazione libera e democratica, desidero dare pieno sostegno a Michele Santoro e a Marco Travaglio per gli attacchi ingiustificati subiti a seguito della puntata di Annozero dello scorso 1° maggio.
La “colpa” di Santoro è stata quella di aver dato spazio al V-Day di Beppe Grillo, un evento che ha portato in piazza 100.000 persone e che ha totalizzato una raccolta di firme da record: oltre 1 milione in un solo giorno. Un avvenimento che è stato ripreso dalle tv di tutto il mondo.
Era quindi fondamentale parlarne ampiamente sulla Tv di Stato, nel nome di quello che viene definito diritto di cronaca.
Le reazioni scomposte che ha suscitato la messa in onda di alcuni spezzoni del V-Day mettono invece in luce la spasmodica ricerca di occultamento della verità che si respira nel nostro Paese.
Annozero rappresenta decisamente una voce “fuori dal coro”, una trasmissione libera, capace di fornire le notizie censurate dal potere politico in accordo con i leader dell'informazione ufficiale.
Probabilmente qualcuno potrà non essere d'accordo su tutto quello che Michele Santoro propone all'interno del suo programma, ma resta il fatto che molto spesso grazie alla sua trasmissione si ha la possibilità di conoscere le notizie che riguardano il nostro Paese che altrimenti dovremmo ricercare nei media stranieri. Un'ennesima dimostrazione del fatto che l'Italia è al 35° posto nella classifica mondiale per quanto riguarda la libertà di stampa.
Lo scorso 1° maggio ad Annozero abbiamo assistito a scene indegne di un Paese civile.
La sequela di insulti, volgarità e oscenità varie vomitate da Vittorio Sgarbi contro Marco Travaglio si commentano da sole.
La registrazione del programma testimonia tutte le volte che Sgarbi ha impedito a Travaglio di parlare, tutte le volte che lo ha aggredito verbalmente senza mai ricevere da quest'ultimo lo stesso trattamento ingiurioso.
Non dobbiamo dimenticarci che Vittorio Sgarbi è colui che anni fa diede dell'assassino ad Antonino Caponnetto e a Gian Carlo Caselli. E questo qualifica perfettamente la caratura morale del soggetto.
Se uno intende fare il servo di Berlusconi e in genere il servo del potere non si intrometta in questioni di cui non ne capisce nulla. Faccia il critico d'arte, si occupi di cultura o di altro, ma lasci stare temi importanti come l'informazione.
E soprattutto la smetta di dire menzogne. Nel 2002 Enzo Biagi è stato cacciato dalla Rai è questo è un fatto storico. Cacciato da quella Rai che da troppi anni è controllata dal potere politico che in quegli anni era impersonato da Silvio Berlusconi, che oggi si ripropone impunemente con identici obiettivi.
Lo stesso Berlusconi a un certo punto smise di dare spazio a Vittorio Sgarbi nella trasmissione Sgarbi quotidiani (Canale5) perché aveva passato ogni limite. Ora evidentemente il sig. Sgarbi può ritornare in auge.
Con grande amarezza auspichiamo di non vedere più i nuovi deliri di simili personaggi che rubano spazio prezioso alla vera informazione e soprattutto di non dover assistere a nuovi “editti bulgari” capaci di mettere il bavaglio alle poche voci libere restanti.
A Santoro, Travaglio e al gruppo redazionale di Annozero una rinnovata solidarietà.
martedì 6 maggio 2008
Caro sindaco Tosi, quanto accaduto nella Sua città è molto più grave di un’aggressione di cinque balordi, come Lei si è affrettato ad etichettare. Quanto accaduto è il frutto marcio di un sentimento diffuso d’intolleranza che si è cristallizzato negli anni, sempre più difficile da controllare perché ormai quasi interamente sdoganato da un certo tipo di retorica e da un certo modo di fare politica. E’ il detrito malsano che risale la corrente in cui è stata incanalata una forma di pensare, e percorrendola al contrario ne raccoglie i tratti peggiori. Non è questione di appartenenza politica, ma di modelli di società che si vogliono costruire.
Caro sindaco Tosi, Verona è nera e lo è sempre stata. Di un nero fosco e greve; un mix esplosivo di buona borghesia, disperazione di strada e tifo organizzato (ricorda le Brigate Gialloblu? Ma crede davvero che non esistano più?).
Caro sindaco, il Suo collega Cacciari sostiene che la responsabilità di certi rigurgiti (se non la colpa, almeno la responsabilità) è di chi non ha voluto vedere che l’Italia negli ultimi vent’anni è profondamente cambiata. Dice che un tempo, nel Veneto della Balena Bianca, era la Dc a raccogliere le scorie del degrado estremista, attutendole e metabolizzandole. La trovo una lettura sociologica molto interessante. Oggi, quel territorio politico che dai resti della destra Dc si estende all’esterno fino alla miriade di gruppuscoli di estrema destra che vanno da Forza Nuova a Fiamma Tricolore, è in un certo senso funzionale ad un modo di intendere ed interpretare la società, che anche Lei rappresenta. Caro sindaco, Lei non può far finta di non sapere che il capogruppo della Sua lista civica in consiglio comunale è quel tal Miglioranzi, ex cantante dei “Gesta bellica”, nerissimo gruppo punk-Oi! legato ad ambienti filonazisti.
Caro sindaco, qualche settimana fa, ospite di Gad Lerner a L’Infedele, Lei si è vantato di essere un primo cittadino vicino alla gente, perché va a sgomberare i campi nomadi delle periferie alle 4 di mattina insieme alle forze dell’ordine. Poi però tutta l’Italia scopre che è alle undici di sera in pieno centro che bisogna stare attenti a camminare.
Caro sindaco, intervenendo ieri sera a “Chi l’ha visto?”, Lei ha, giustamente dal Suo punto di vista, isolato l’accaduto, salvo poi addossare al governo Prodi la colpa per la libertà di cui ancora godevano quei cinque giovani già segnalati e conosciuti alle forze dell’ordine. Se un romeno violenta una donna nella periferia di Roma è colpa dell’amministrazione Veltroni, e se cinque veronesi massacrano un loro e Suo concittadino in pieno centro è colpa del governo? Mi perdoni, ma non mi sembra la lettura e l’analisi responsabile di un sindaco che ha a cuore i problemi della Sua città. C’è una responsabilità etica di quel che si dice e si permette di dire che è ancora più alta di quel che si fa. Certi toni, certi messaggi, certi linguaggi che il Suo partito da vent’anni ripete in maniera ossessiva finiscono con il legittimare determinati atteggiamenti da parte di chi, accecato da fatue esaltazioni, non possiede gli strumenti culturali necessari per maneggiare, selezionare, contestualizzare quei toni e quei messaggi. Un conto, caro Tosi, è racimolare qualche voto in campagna elettorale, un altro è contribuire, fingendo di non sapere, a lasciar che si sedimentino paure, fissazioni, intolleranze. Io non sono tra quelli che intendono dare una lettura politica o ideologica dell’accaduto, e nemmeno credo al ritorno organizzato di un certo tipo di violenza neofascista; piuttosto, nel gesto estremo di cinque vigliacchi vedo l’apice tragico di un messaggio di odio e rifiuto della diversità che il Suo partito ha innegabilmente contribuito ad alimentare.
Caro sindaco, il Veneto Fronte Skinhead, lo sanno tutti, è una realtà, non un gruppetto folkloristico né tantomeno una costruzione giornalistica. Per alcuni, il VFS è addirittura un vero e proprio laboratorio politico, che raccoglie nel profondo Nord-Est orbite di estrema destra provenienti da tutta Italia. Ora, posto che l’aggressione non è riconducibile ad un’azione mirata del movimento, non si può negare l’esistenza di questa importante cellula. E la vicinanza linguistica del Suo partito con tale realtà è, o è stata, per quanto sottile, piuttosto evidente. Non basta prendere le distanze dagli episodi di violenza; occorre decidere se continuare a conviverci, legittimandoli con le proprie urla e le proprie proposte, oppure no, recidendo per sempre ogni contiguità facilmente strumentalizzabile. Se la destra che Lei rappresenta si ritiene democratica ed ambisce a governare questo Paese, è tempo che impari a lenire le pulsioni, moderare i toni e modificare i linguaggi, ben più pericolosi, a volte, delle azioni.